Iscritto il: sab 17 mag 2008, 15:56 Messaggi: 2591
«Regensburger Domspatzen»i "passeri" del Duomo di Ratisbona, il famoso coro diretto dal 1964 al 1993 dal fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger
Il giovane Josef Ratzinger e suo fratello Georg
La Chiesa tedesca è nella bufera. Dopo i casi di febbraio, denunciati abusi all’interno del coro delle voci bianche di Ratisbona perpetrati quando era diretto dal fratello del papa di Federico Tulli
Dopo Stati Uniti e Irlanda tocca ora alla Germania fare i conti con la diffusione del “fenomeno” della pedofilia nel clero cattolico. Quando ancora sono in piena evoluzione gli scandali che a febbraio hanno coinvolto la Compagnia di Gesù e un suo importante istituto di formazione, via via allargandosi fino a raggiungere l’arcidiocesi di Monaco e il monastero benedettino di Ettal, centro di formazione per le elite tedesche, ecco che spuntano rivelazioni che arrivano a sfiorare addirittura il fratello di papa Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, per quasi 30 anni direttore del coro delle voci bianche della Cattedrale di Ratisbona.
Secondo quanto ammesso dal vescovo della cittadina tedesca, Gerhard Ludwig Mueller, tra i Domspatzen (ovvero i “passeri del duomo”, così viene chiamato il coro famoso in tutto il mondo) si sarebbe verificato almeno un caso di violenza sessuale. La vicenda è ancora confusa, ed è venuta alla luce dopo la pubblicazione di una lettera sul sito della diocesi di Ratisbona firmata dalla direzione del coro. Che si rivolge a genitori, coristi e collaboratori spiegando di essere venuta a conoscenza di violenze su uno studente all’inizio degli anni ‘60, anche se non è chiaro se siano state commesse all’interno del coro oppure in un’altra istituzione. Da una ricerca sulla stampa di quei decenni, gli amministratori dei Domspatzen ammettono che ci sono indizi concreti di abusi da parte dell’allora direttore dello studentato del coro, oggi deceduto. Quanto a monsignor Georg Ratzinger, in un’intervista alla Bayerischen Rundfunk il fratello del pontefice ha detto di non essere a conoscenza di casi di pedofilia commessi all’epoca in cui era direttore. Vale a dire tra il 1964 e il 1993.
Ma le accuse sembrano destinate a moltiplicarsi. In una conferenza stampa, il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, ha parlato di «sospetti concreti» nei confronti di due ex-direttori delle voci bianche del coro, vicende «che in generale erano già note» in diocesi. I due religiosi, morti nel 1984, sarebbero anche finiti in prigione per gli abusi commessi. Il primo, un ex-insegnante di religione e direttore del collegio, sarebbe stato allontanato nel 1958 mentre l’altro, direttore anch’egli del collegio per alcuni mesi, sarebbe stato condannato nel 1971. La responsabile della diocesi di Ratisbona per i casi di pedofilia, la psicologa Birgit Boehm, ha chiesto a tutte le vittime di farsi avanti. «Vogliamo fare un’inchiesta trasparente», ha quindi spiegato Neck, aggiungendo che il vescovo Mueller ha ordinato la creazione di una commissione che studi gli archivi in cerca di casi del passato. Ci sarebbero, infatti, indizi su più casi di violenze che vanno dal 1958 al 1971. Dal canto suo la Santa sede, in una nota emessa dal vicedirettore della sala stampa Vaticana, informa che «sta prendendo molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania», pur senza voler intervenire direttamente sul caso Ratisbona. In totale, solo nelle ultime settimane, sono 18 su 27 le diocesi coinvolte negli scandali “pedofilia” e, da una ricerca preliminare del settimanale Der Spiegel, sono almeno un centinaio i casi di violenze sessuali su minori portati all’attenzione dei vescovi tedeschi; la maggior parte risalgono a molti decenni fa. Intanto, diventano sempre più concreti i contorni delle violenze che per decenni sarebbero state perpetrate nell’abbazia benedettina di Ettal, in Baviera. I monaci hanno richiesto l’invio di un visitatore apostolico da parte della Santa sede, che dovrebbe arrivare a breve, mentre il procuratore che sta investigando gli abusi, Thomas Pfister, ha parlato di un «regime di terrore» nel monastero, dove gli alunni venivano abusati «sessualmente, psichicamente e fisicamente» in una «sistematica cultura del ‘guardare altrove» durata fino agli anni ‘90.
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La Santa sede non riesce più a nascondere le violenze pedofile commesse da prelati e suore. In Italia almeno ottanta i sacerdoti incriminati. E don Di Noto avverte: attenzione ai seminari minorili Preti&prede
«La vita umana va difesa sempre, dall’inizio del concepimento fino alla conclusione naturale». Sono le parole pronunciate il 13 febbraio scorso da Benedetto XVI di fronte all’assemblea generale della Pontificia accademia per la vita. Diversamente da quanto si potrebbe pensare (o sperare) il monito del pontefice non era diretto agli uomini e alle donne appartenenti alla Chiesa cattolica che in Italia e nel mondo si sono resi responsabili di crimini pedofili nei confronti di decine di migliaia di minori. No. Il papa era ferocemente preoccupato che i medici e gli scienziati non usino il proprio sapere per tentare di curare le più gravi malattie genetiche facendo ricerca sulle cellule staminali embrionali. E dunque, alludendo al nazismo, parlava a nuora (i vescovi) perché suocera (il governo italiano, l’unico che ancora presta ascolto) intendesse: «No a quegli Stati che pretendono di legiferare anche su questioni etiche, un pericolo già ampiamente condannato dalla storia». Il senso è chiaro: di cose “morali” se ne deve occupare la Chiesa. Ma da quale pulpito?
Tre giorni dopo, il 16 febbraio, un nuovo monito del papa: «La pedofilia è un crimine contro Dio». Così titolano il 17 febbraio Avvenire e, curiosamente, anche le due principali testate nazionali Repubblica e Corsera. Questa volta il parterre del pontefice è composto dai 24 vescovi delle diocesi d’Irlanda. Convocati in Vaticano per far fronte al terremoto causato dal Rapporto Murphy che ha sconquassato la Chiesa dell’isola britannica. Non un giornale, non un politico ha evidenziato l’incongruenza. Non una critica si è levata. Di fatto, secondo il papa la “vita” di una cellula ha più valore di quella di un bambino. La ricerca scientifica uccide l’embrione, il prete pedofilo «ferisce» (questa la parola usata dal pontefice) il minore violentato. Una differenza qualitativa che in effetti dà ragione a Benedetto XVI quando ammonisce gli Stati che pretendono di legiferare su questioni etiche. Vaticano compreso? Rispondono i fatti. Porta la firma dell’allora cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il De delicti gravioribus, la “lettera” spedita nel 2001 ai vescovi di tutto il mondo in cui rinnova quanto riportato nel Crimen sollicitationis del 1962: di giudicare i «gravi delitti contro la morale» commessi «da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età» se ne occupa la Congregazione. E poi ancora: «Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio». Per via di quella firma, nel gennaio 2005, il tribunale di Houston citò il futuro papa a comparire in una causa civile che vedeva la diocesi locale accusata di “coprire” un prete pedofilo. Divenuto capo di Stato, invocata l’immunità, poi ottenuta da George W. Bush, Ratzinger ha evitato il tribunale. Ma non che oltreoceano venisse per la prima volta reso pubblico il contenuto del Crimen. E non sorprende che sia partita dagli Usa l’onda lunga degli scandali che nell’ultimo decennio hanno portato alla luce migliaia di delitti pedofili commessi da preti e suore a partire dagli anni Cinquanta. In Italia, il Crimen, tanto più il De delicti gravioribus, praticamente non “esiste”. Solo una volta è arrivato in tribunale (vedi left n.3/2009) ma non è stato ammesso come prova del fatto che la Chiesa da decenni si sia organizzata per mantenere il più possibile nascosto il dilagare di violenze pedofile nel clero. Ora che non è più possibile far finta di nulla (tranne da parte delle nostre istituzioni che pendono dalle labbra delle gerarchie cattoliche) qualche preoccupante crepa anche nel nostro Paese comincia a manifestarsi.
«L’Italia non è immune dal triste fenomeno dei preti pedofili», ha detto don Fortunato Di Noto chiamato da Radio vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” ora imposta dal papa ai vescovi dell’Irlanda. «In questi ultimi 10 anni – ha spiegato il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perché denunciati o perché già processati e condannati. È un fenomeno che esiste, è un fenomeno che c’è, nessuno può dire che non sia così». Poi l’affondo: «Anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari. Molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia». Il messaggio è chiaro. È nei luoghi di formazione delle nuove leve del clero che si insidia il “germe” della pedofilia. Ed è qui che occorre fare opera di prevenzione. Specie in quelli minorili, dove dei preti “educano” bambini tra gli 8 e i 16 anni. L’età più critica. Non a caso la Carta dei diritti del fanciullo delle Nazioni unite (1989) ne ha proibito l’istituzione, spiegando che i bambini devono rimanere in famiglia per crescere nell’ambiente più consono al loro sviluppo. Per impedire cioè che avvenga uno “strappo” educativo negli anni in cui si entra nell’età adolescenziale, quella più delicata dal punto di vista della sessualità. Ebbene, anche per il crollo delle vocazioni questi seminari vanno oramai chiudendo in quasi tutto il mondo. Ma in Italia ce ne sono ancora 123. A essi vanno aggiunti 25 convitti, per un totale di 2.743 seminaristi minori. È quanto risulta dall’ultimo censimento disponibile effettuato dalla Cei nel 2007. Allo stesso modo risulta che quella Carta dell’Onu non sia mai stata sottoscritta dal Vaticano.
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e nazzingher brother ci fà sapere che
Cita:
In ogni caso "io fui molto felice, mi sentii sollevato quando nel 1980 furono vietate le punizioni corporali". "Anch'io, da piccolo, presi dei ceffoni", egli nota.
cioè , se non avessero vietato le punizioni corporali egli avrebbe bellamente continuato... mi compiaccio..
aggiungiamo le chiamate di correo...
Cita:
della serie mal comune mezzo gaudio
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Il settimanale Focus tedesco riferisce di abusi sessuali e torture nel convento dell'Alta Baviera. Sono quindici i religiosi sotto accusa. Vi sono state denunce di botte con i bastoncini da sci, di timpani rotti per i colpi alle orecchie. L'abate del convento benedettino avrebbe fatto sbattere la testa degli scolari contro un pulpito.
Berlino, 10-04-2010 E' stato approntato, e secondo chi l'ha stilato e' in grado di togliere il sonno, il rapporto conclusivo sugli abusi sessuali e ma soprattutto i maltrattamenti perpetrati nel convento tedesco di Ettal. Lo riferisce il settimanale Focus riferendo in un'anticipazione che, nel cosiddetto monastero degli orrori, fra le torture praticate c'era anche quella di far mangiare tritoni vivi.
Sono quindici i religiosi sotto accusa, tra cui come noto anche l'abate Barnabas Boegle gia' dimessosi assieme ad un priore allo scattare dell'inchiesta giudiziaria nel convento dell'Alta Baviera. Lo ha stabilito il rapporto dell'inquisitore speciale nominato dall'Arcivescovato di Monaco e Frisinga, l'avvocato Thomas Pfister, che presentera' il dossier "nei prossimi giorni", scrive Focus.
Pfister ha parlato con monaci, telefonato con ex-allievi e valutatato 75 accuse scritte: "Vi si riferiva di orrori cosi' anormali che la notte non potevo dormire", ha detto il legale in dichiarazioni alla rivista riferendosi agli abusi subiti dalle vittime, che ora sono tra i 30 e i 60 anni.
Vi sono state denunce di botte con i bastoncini da sci, di timpani rotti per i colpi alle orecchie e di "tritoni" (una specie di lucertole anfibie come le salamandre) che i ragazzini erano costretti a mangiare vive, scrive ancora l'autorevole settimanale. L'abate del convento benedettino dal 1973 al 2005, e prima insegnante ed educatore, era considerato "indomabile picchiatore" che, ha riferito Pfister, avrebbe spesso fatto sbattere la testa degli scolari contro un pulpito. Quello di Ettal e' il convento con cui lo scandalo dei preti pedofili fece il suo ingresso in Baviera, la regione di Papa Benedetto XVI. http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=139754
... gesù prese un lucertolone , non lo spezzò e lo fece ingurgitare ai suoi discepoli … a no ..non era così....era: e gesù prese il pane ,lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli................. .................. ..............................
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